Bea Prosciutti
Prosciutti di Parma DOP appesi nella sala di stagionatura

La passione

Il prosciutto di Parma

Un solo ingrediente aggiunto: il sale. Tutto il resto lo fanno il tempo, l'aria di Langhirano e le mani di chi sa aspettare.

Il disciplinare

Produzione DOP

Il Prosciutto di Parma è uno dei prodotti più regolamentati che esistano. Ogni fase è scritta in un disciplinare: da dove arrivano i suini, quanto sale si può usare, quanti mesi deve durare la stagionatura. Nulla è lasciato all’improvvisazione e ogni passaggio è verificato da un ente indipendente.

Noi lo seguiamo alla lettera da oltre quarant’anni. Ma il disciplinare ti dice cosa devi fare, non come farlo bene: quello lo impari stando in mezzo ai prosciutti per una vita. Qui sotto trovi le sei fasi che portano una coscia fresca a diventare un Prosciutto di Parma DOP.

Team Bea Prosciutti nel reparto produttivo di Langhirano

Il Processo

Selezione

Scegliamo solo cosce pesanti di suini italiani nati e cresciuti in 10 regioni del centro-nord.

Tutto comincia dalla materia prima, e qui il disciplinare non lascia margini. I suini devono essere nati, allevati e macellati in dieci regioni del centro-nord Italia, appartenere alle razze ammesse e raggiungere un peso e un’età che garantiscano carni mature: un maiale giovane non darà mai un buon prosciutto, per quanto tu lo lavori bene.

Ogni coscia che entra in stabilimento viene controllata una a una. Si guarda il peso, lo spessore del grasso di copertura, il colore, la consistenza. Le cosce che non convincono non proseguono. È il passaggio dove si decide gran parte del risultato finale, e per questo è quello su cui siamo più intransigenti.

Selezione delle cosce destinate al Prosciutto di Parma DOP

Il Processo

Salagione

Il Maestro Salatore dosa sapientemente il sale marino: l’unico ingrediente aggiunto.

Nel Prosciutto di Parma non entrano conservanti, additivi o aromi. Entra solo sale marino, e la quantità giusta la decide chi sala, coscia per coscia, in base al peso e al grasso di ciascuna. Troppo poco e il prosciutto non si conserva; troppo e diventa salato, perdendo quella dolcezza che è la firma del Parma.

La salagione avviene in due tempi, con le cosce che riposano in cella tra un passaggio e l’altro a temperatura e umidità controllate. È un lavoro di mano e di esperienza: nessuno strumento sostituisce l’occhio di chi ha salato prosciutti per decenni.

Salagione delle cosce per il Prosciutto di Parma DOP

Il Processo

Riposo

Le cosce riposano in celle a temperatura controllata per assorbire il sale in modo uniforme.

Dopo la salagione le cosce vengono liberate dal sale in eccesso e messe a riposare per diverse settimane. In questo periodo non succede niente di visibile, ma succede tutto: il sale che è rimasto in superficie migra lentamente verso l’interno e si distribuisce in modo uniforme, mentre la carne cede l’umidità in eccesso.

Sono le settimane in cui la temperatura e l’umidità delle celle contano più di ogni altra cosa. Per questo abbiamo sempre investito in impianti frigoriferi e di ventilazione moderni: il riposo è una fase silenziosa, ma se sbagli qui non lo recuperi più.

Cosce nella fase di riposo a temperatura controllata

Il Processo

Sugnatura

Un impasto di sugna, sale e pepe protegge la carne durante la lunga stagionatura.

Dopo il lavaggio e l’asciugatura, la parte scoperta del prosciutto viene ricoperta con la sugna: un impasto morbido di grasso suino, sale e pepe, steso a mano.

Serve a rallentare l’asciugatura della parte magra, che altrimenti indurirebbe troppo in fretta rispetto al resto. Il prosciutto continua così a perdere umidità, ma lentamente, e la carne resta morbida fino al cuore. È uno di quei gesti antichi che nessuna tecnologia ha mai davvero migliorato.

Sugnatura dei prosciutti prima della lunga stagionatura

Il Processo

Stagionatura

Il tempo e l’aria di Langhirano fanno il resto. Mesi di silenzio e profumi.

Il prosciutto viene appeso nelle sale di stagionatura e da lì comincia l’attesa vera. Mesi in cui il nostro compito è soprattutto uno: aprire e chiudere al momento giusto, far entrare l’aria quando serve, tenere fuori l’umidità quando non serve. È il vento che sale dal mare e attraversa i boschi di castagni ad asciugare le colline di Langhirano, ed è la ragione per cui questo prosciutto si fa qui e non altrove.

Il disciplinare fissa una durata minima, ma il prosciutto non guarda il calendario. Alcuni sono pronti prima, altri chiedono più tempo. Passiamo tra le file a controllarli, e la stagionatura finisce quando il prosciutto dice che è finita.

Prosciutti di Parma disposti in file durante la stagionatura

Il Processo

Marchiatura

L’ispezione finale del Consorzio e la marchiatura a fuoco della Corona Ducale.

A fine stagionatura arriva il giudizio, e non lo diamo noi. Un ente indipendente esamina ogni singolo prosciutto: viene saggiato in più punti con un ago di osso di cavallo, che assorbe e restituisce il profumo della carne senza contaminarla. Se il prosciutto racconta quello che deve raccontare, passa.

Solo allora riceve il marchio a fuoco della Corona Ducale, che è insieme una promessa e una firma: dice che quel prosciutto è un Parma DOP, e dice da dove viene. I prosciutti che non superano l’esame restano ottimi salumi, ma non porteranno mai quella corona.

Marchiatura a fuoco del Prosciutto di Parma DOP

Contatti

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Ci trovi a Langhirano, nel cuore della Food Valley, dove il vento che sale dal mare asciuga le colline e fa il nostro lavoro insieme a noi. Per qualsiasi richiesta scrivici: ti rispondiamo direttamente noi.

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